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Fiori di Pesco a 5 stelle


"Stanotte mi piacerebbe dormire lì," disse Elsa indicando con la mano destra la facciata rosa dell' hotel Riviera che scintillava e quasi spariva alla luce del sole. Poi si tolse i sandali e a piedi nudi correndo verso l' ingresso dell' albergo continuò "guarda, leggi! Nel '23 Hemingway ha dormito proprio qua… voglio passarci la notte. Il mare sarà nostro. Anche le palme saranno nostre. Stanotte avremo l' hotel tutto per noi. Io e te, amore mio. Voglio dormire con le finestre aperte, respirare, guardare il mare, sdraiata a letto."

Mario non rispose, non apprezzava i discorsi romantici della sua Elsa. Soffocò tra le labbra sottili uno sbadiglio, e poi lanciò ancora un' occhiata al mare trattenendo forte il respiro.

"Allora vai o no?" Domandò Elsa imbronciata "che aspetti, dài! Sarei contenta di passarci la notte, te lo ripeto! Se mi accontenti domani ti amerò di più. Che dici?"

Mario si avvicinò lentamente alla panchina che aveva tenuto d' occhio a lungo, si mise a sedere, poi a fatica si sbottonò la camicia. "Ho caldo, molto caldo. E' colpa tua, vuoi smetterla di torturarmi? Non sei mai contenta, mi farai impazzire. Non ho alcuna intenzione di… io non sono un burattino… e ora smettila, ci vado… ora vado! Fammi riposare un po'. Ci vado… sono sicuro che non hanno stanze libere. Oggi è l' undici agosto, l' hotel sarà strapieno." Elsa non voleva aspettare, era troppo inquieta per pazientare. Doveva fare subito le cose che le passavano per la testa. Non le piaceva rimandare, le sembrava un' inutile perdita di tempo. Quindi non gli diede ascolto e facendogli una linguaccia si allontanò, leggera.

Decisa entrò nella hall del Riviera, ne rimase colpita poiché l' ambiente le piaceva, era di suo gusto. Le pareti bianche la rassicurarono come sempre, amava ripetere al suo Mario che la proteggevano.

Elsa si avvicinò, quasi avesse paura di disturbare, in punta di piedi alla receptions, poi rivolgendosi all' uomo elegante che stava leggendo in piedi davanti al banco salutò bisbigliando un buongiorno, poi "sono un po'… è per via del posto… vorrei… ce l' ha una matrimoniale per stanotte? Mi dica che ce l' ha e sarò subito felice!"

L' uomo sollevò lo sguardo dal libro che stringeva tra le mani, l' osservò incuriosito, forse pensò che si stesse trattando di uno scherzo o forse…

"Non lavoro qua," rispose con un tono di voce sommesso, poi ripetè "non lavoro qua… mi piacerebbe regalarle un po' di felicità. Ma in questo bel posto ci dormo soltanto! Vedrà che una camera libera ce l' hanno."

"Speriamo e se non la trovano? Devo rinunciarci, vorrei…"

L' uomo l' osservò attentamente, capìì che non si trattava di uno scherzo, quella ragazza era emozionata davvero per via dell' hotel e a lui sarebbe piaciuto aiutarla.

"Se non c' è una stanza per lei… io… le cedo volentieri la mia. Domani parto… posso anticipare la partenza di qualche ora senza alcun problema."

"parte!" esclamò Elsa, all' improvviso si rese conto del tono malinconico con il quale aveva pronunciato quella parola.

"E' davvero gentile da parte sua. Non capita mai che qualcuno rinunci a qualcosa di bello per gli altri, a me non è mai successo. Io mi chiamo Elsa, Elsa e basta. Ci diamo del tu, vero?"

"Si si," rispose lui "io sono Antonio."

"mi piace, Antonio è un nome che mi è sempre piaciuto."

"Non sei di Rapallo," affermò sicuro "dove vivi?"

Elsa per un attimo si sentì in imbarazzo, rispose "sono di Firenze, è la prima volta che ci vengo. Tu?"

"Io sono di Trieste, sono… e… sei qua da sola?"

Elsa avvertì nella voce dello sconosciuto un' insistenza tipicamente maschile che in altre occasioni l' aveva infastidita, ma questa volta se ne sentì lusingata e piacevolmente sedotta.

Prima di rispondergli si diede una ravviata ai capelli.

"Fuori c'è qualcuno che mi aspetta… adesso devo andare. Questo posto è…"

"è magico, si!" esclamò lui senza lasciarle finire la frase.

"Dormi qua da solo?"

All' improvviso sentii di essersi lasciata andare come mai le era capitato prima. Arrossì. Le gambe cominciarono a tremarle. Doveva andarsene, ce la poteva fare, era ancora in tempo. Il sorriso di Antonio era la tentazione, il corollario della felicità, l' infedeltà.

Ripensò al suo Mario, lo rivide lì fuori seduto ad aspettarla tra un' inquietudine e l' altra, tra un povero sbadiglio e l' altro. Mario sbadigliava spalancando la bocca, Elsa aveva sempre interpretato quel gesto come un segno dell' adolescenza.

"Ora" ripetè a voce alta "devo proprio andare. Ciao Antonio, io devo…"

"Peccato," rispose lui "io parto. Ti lascio i miei recapiti. Se vuoi stanotte potrai dormire nella mia stanza, nella sessantasei, affaccia sul mare." Antonio sorridendo si allontanò. Elsa rimase lì, immobile, a scrutare ogni centimetro del magico hotel che forse le aveva già cambiato la vita.

Lucrezia Lerro
31 agosto 2007 Hotel Riviera, Rapallo

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